“Il cibo è cultura: storia e tessuto di quello che siamo”

Chiacchiere a tavola con Federica Buglioni

Da piccola ha imparato il linguaggio del cibo da una tata senza istruzione scolastica in un paesino della Sardegna, che l’accoglieva nella sua cucina e gliene svelava i segreti.

Da grande Federica Buglioni ha fatto del cibo il centro della sua idea di cultura, quella personale e quella universale: quella che racconta i ricordi di ognuno e quella che attraversa la storia dei popoli.

La storia che in un paese come l’Italia, fa alzare la testa e sentirsi fieri delle proprie origini.

Con la sua Associazione Bambini in cucina ha messo a punto il Manifesto dei Diritti Alimentari del bambino e da questo, sono iniziate le nostre chiacchiere, sedute ad un caffè, sotto il sole, a Tarquinia, a pochi passi dalla Mostra del Festival PAGINEaCOLORI, dove Federica ha tenuto un laboratorio con i bambini ed un incontro formativo con gli adulti.

Federica, il primo punto del Manifesto è “Il diritto ad un pasto sano, adeguato alle esigenze di ognuno, per qualità e quantità”. Cosa pensi della grande offerta di prodotti biologici e sani anche nella grande distribuzione? Oggi che questa conoscenza pare acquisita, i prezzi stessi dei prodotti biologici e equosolidali sono alla portata di ogni consumatore, perché continuiamo a parlare di cibo sano?

Penso che la scelta del cibo che portiamo in tavola sia una scelta ideologica. La filiera produttiva è un processo estremamente complesso, dove si nasconde l’insidia dell’inganno ad ogni livello. Ognuno di noi perciò opera una scelta di fiducia: ognuno di noi sposa una sua idea di sano. Per qualcuno è il prodotto biologico, per qualcun altro il prodotto equosolidale, per altri ancora, è il prodotto di marca.

Il secondo diritto introduce il concetto di convivialità: “il diritto a consumare i pasti in un clima sereno e col televisore spento, ad essere ascoltati e a non essere esclusi dalla conversazione a tavola.” Cos’è per te la convivialità?

La convivialità non è altro che stare insieme a casa! E condividere il pasto, almeno. Sarebbe molto meglio anche prepararlo, andare a fare la spesa. Ha senso solo se è un momento piacevole. E’ un momento educativo di estrema importanza che richiede una grande attenzione ed è efficace solo se è vera sostanza, non apparenza. Mi piace dire che il piatto è come un quadro, una cornice con il tuo quadro dentro: per questo è essenziale che si parli il linguaggio del cibo, il contenuto del quadro. Il compito dei genitori è in questo caso più che mai quello di passare il testimone del nostro sapere e della nostra cultura. Auspico che soprattutto le madri, spesso responsabilizzate in maniera non positiva da insegnanti, educatori e psicologi diventino più fiere, più consapevoli del grandissimo bagaglio di scienza di cui sono portatrici nell’ambito della cucina.

Del “diritto ad un ampio ventaglio alimentare” mi colpisce soprattutto la libertà di rifiutare alcuni alimenti sgraditi.  I genitori sono spesso concentrati sulle necessità di nutrimento e crescita dei propri figli. Bisogna imparare ad accettare anche i loro rifiuti?

Noi tutti usiamo il cibo come un linguaggio per definire noi stessi e lo fanno anche i bambini: usano il cibo per comunicare. Bisogna perciò innanzitutto capire le ragioni del rifiuto e contestualizzarlo. Un bambino molto raffreddato o con la gola dolorante non può avere nessuna gioia nel mangiare! Dobbiamo sempre osservare, per capire. I bambini manifestano i loro problemi attraverso il cibo: ci sono periodi di neofilia, in cui tutto ciò che è nuovo è bello e all’opposto, momenti di neofobia. Il nostro compito di genitore è educarli al mangiare come percorso di vita, fargli acquisire quegli strumenti che li aiuteranno in tutte le molteplici esperienze del vissuto.

Rispetto all’accesso alla cultura del cibo, non ti pare ci sia una tendenza alla sovraesposizione? Quali valori vedi trasmessi dai molteplici programmi tv ed editoriali dedicati al cibo?

Prima di tutto voglio dire che in Italia staremo facendo cultura del cibo quando metteremo in cima alle priorità l’agricoltura.

Per quello che riguarda la stampa, mi piacerebbe che articoli scientifici e didattici sul cibo e sull’alimentazione fossero all’ordine del giorno sui maggiori quotidiani e non solo sulle riviste specialistiche, come avviene ad esempio negli Stati Uniti. Rispetto ai programmi tv, mi stupisce che della grande esperienza del cucinare raccontino esclusivamente la preparazione. Niente di più triste di non finire una grande performance culinaria lontani dalla tavola! Bisogna mangiare quello che si prepara e tutti insieme!

Raccontami adesso cosa fai nei tuoi laboratori con i bambini.

Con i più piccoli, dai tre fino ai cinque anni, esploriamo gli aspetti sensoriali e il contatto con il mondo naturale. Il bambino dall’osservazione della natura e del cibo in natura, si accorge di non essere il solo a mangiare i frutti della terra e partecipa di un mondo che non è più altro da sè, ma di cui lui fa parte.

I più grandi cominciano ad usare le mani per pulire la verdura e preparare biscotti e pasta fresca. Imparano che preparare da mangiare è un atto d’amore. Con i bambini di Tarquinia ho preparato dei cibi immaginari, con materiali accuratamente scelti hanno preparato un piatto speciale per una persona segreta a cui tengono molto. E’ stato molto bello, i bambini erano molto concentrati e silenziosi: ci si rende conto che un laboratorio funziona quando si diventa invisibili, quasi non necessari.

Chiudiamo con un consiglio per gli adulti, insegnanti, educatori e genitori.

Citerò Mario Lodi con ciò che disse ai suoi allievi maestri “Non restate soli, fate gruppo.”

Ci sono tanti bravi insegnanti, che si sentono profondamente soli. La scuola deve essere una grande comunità, anche una comunità di insegnanti. Io partecipo con grande gioia alla “Rete di cooperazione educativa” che organizza incontri nazionali per “costruire con gioia la vita educativa.” Con me tantissime le persone coinvolte nell’educazione che non si rassegnano alle difficoltà, ma si interrogano e dimostrano come è possibile costruire una didattica felice.

Il cibo e tutte le tematiche inerenti l’alimentazione hanno un fortissimo carattere interdisciplinare, si possono attraversare tutte le materie passando per le strade del gusto, sfruttiamo questa potenzialità ed insegniamo ai nostri bambini la grande cultura del cibo.

A cura di Manuela Serantoni

www.federicabuglioni.it

www.bambiniincucina.it

www.retedicooperazioneeducativa.it

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