Carla Manea

Mi diplomo a Milano come Illustratrice alla Scuola del Fumetto (MI) dopo la maturità artistica; seguo alcuni corsi di perfezionamento a Macerata e a Sarmede con Progettare libri 1 e 2. Mi sono occupata di graphic designer, presso le agenzie E-side e Clorofilla (VI), sono illustratrice free lance ed ho pubblicato per varie case editrici italiane e straniere tra le quali Agaworld (Corea), Rue des Enfants (Fr), Berg Publisher (Uk), Anno Domini (Uk), Patakis (Grecia), Mondadori, Il Battello a Vapore, Edizioni Corsare, Gruppo Periodici San Paolo (Famiglia Cristiana – Il Giornalino – Super G – GBaby), San Paolo Editore, con Festos-EMSE Edapp, (Spagna) collana di libri allegati a El Pais e La Vanguardia, Buk Buk editore, Il Pozzo di Giacobbe, Paoline Ed. Libri,  Gabrielli Editore, Il Messaggero dei Ragazzi, Baldini&Castoldi, Garzanti Editori, GradoZero Edizioni,  Eli La Spiga, Raffaello Edizioni e molti altri.

Espongo i miei lavori in mostre collettive in Italia e all’estero. L’ultima “30×30” all’interno di Illustri Festival 2017, al M.u.f. di Lucca, I Colori del Sacro, Museo Diocesano (PD) diverse edizioni, Selezionata nel 2014 dall’AIE (Associazione Italiana Editori) con ‘Chicca’ nei 100 albi imperdibili, sez. ragazzi – Bologna Children’s Bookfair) per citarne alcune.

Dal 2013 insegno illustrazione alla Scuola Comics di Padova; realizzo laboratori per biblioteche e scuole d’infanzia.

Mi piace la cedrata Tassoni, la pioggia, Il Battersea Power Station di Londra, i colori di E.Nolde e le atmosfere di H. Rousseau.

Non posso vivere senza cibo. Come tutti del resto.

E diciamo pure che il cibo ruota (molto) intorno alla mia persona o io intorno a lui. Ci corteggiamo perennemente.

Ne riconosco la sua potenza trasversale fatta non solo di puro nutrimento.

È dialogo. È bellezza. È cultura. È conoscenza.  È vita. Ed è pure moda e discussione senza tralasciare salute e medicina.

Forse però per me il lato più affascinante o quello che mi piace di più è quel sapore di famiglia che si sprigiona da una tavolata di amici, che si tratti di pane e sopressa (e qui vien fuori la mia tradizione veneta) o di una cena con tutte le portate. Preferibilmente a casa di qualcuno. E qualcuno lo chiama solo cibo; no è decisamente molto di più.

Poi capita che lo debba pure disegnare e a quel punto, se si tratta di lamponi, cioccolato o zucchero filato capita che a penar così tanto mi viene pure l’acquolina in bocca!

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